Silenzio,
suonano le cicale.
Le ascolto sotto l'ombra
del mio albero preferito,
la grande quercia.
Non riesco a vederle
eppure il loro canto
e' l'estate.
In lontananza
la grande torre campanaria
mi conduce a lontani ricordi
ove ero solito pregare
e servir messa.
Allora ero certo
della presenza di Dio
e della sua onnipotenza.
Cos'è la vita se non pensare
a Dio
e ricordare?
Queste domande sono
nel nostro DNA
e quindi appartengono
alla scienza e non gia'
ai filosofi.
Mi incammino nella secca
campagna
seguendo il ricordo della storia
che tra queste faticate terre
altri uomini in altre epoche
pascolavano le loro bestie
ed estraevano le verdure
per la Chiesa, l'Imperatore
e la loro misera famiglia.
Mi avvicino così
al cimitero
dove posano i pensieri
ed i dolori
degli uomini.
Un giorno
ci saro' anche io
e non voglio pensarci
ma e' una realtà
che nessuno potrà mai
negare.
Gesù ci ha insegnato
a credere
in Dio
per sconfiggere la morte
e la paura di farlo.
Io ho paura
persino di credere.
Davanti a me
tombe antiche
di Etruschi, romani,
e di altri popoli.
Sono grotte vuote
dove persino
la morte e' fuggita
diventando aria e polvere.
Verso il tramonto
tutto volge al riposo
colorando di rosso,
le mura,
le case
ed i pensieri
che stanchi
cedono alla realtà
di un ritorno
a casa
tra gli affetti reali
e sicuri.
Dalla finestra
una bella e luminosa
luna
invita le membra
al sonno.
Domani e' un altro giorno,
altri pensieri.
La vita e' così
un continuo rincorrersi
di pensieri e di giorni.
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